Intervista radiofonica al giornalista e scrittore FULVIO GRIMALDI

L’assassinio geopolitico-mafioso di Aldo Moro segna una svolta nella storia della Repubblica. Una svolta che è tappa fondamentale, insieme alla varie “guerre” alla droga, all’AIDS, al terrorismo, al cambio climatico, al Covid, della strategia che ci dovrebbe portare alla Globalizzazione dello schiavismo. Siamo al picco del cinquantennio più turpe di tutta la storia d’Italia.

Da allora si sono succeduti ininterrottamente intrighi mafio-statali eseguiti dalla schiatta degli andreottiani e andreottini, piduisti o meno, su ordini del giorno di un Jack lo Squartatore a stelle e strisce, al quale si sono volontariamente prostituiti i tutti i governi del paese. Altri bracci operativi sono, connessi alle varie criminalità organizzate, servizi segreti, massoneria e Vaticano (l’uccisione di Moro complementa la fine del papato eterodosso di Giovanni XXIII).

A condurci oltre l’orlo del precipizio, raggiunto seguendo i pifferai del cosiddetto “Arco Costituzionale Amerikano”, hanno delegato un banchiere che, totalmente inetto su tutti i piani a eccezione di quello sotterraneo dei caveau, ha impegnato la sua esistenza tutta in stanze foderate di banconote, in cantine con le botti riempite del sangue succhiato a vari popoli e  in un compound con alleati, complici e succubi, in cui nessuno entrava con  un patrimonio inferiore a qualche miliardo. Miliardi ovviamente rapinati, con la Grecia per cartina di tornasole.
Fulvio Gtimaldi

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