Il meccanismo criminogeno, tipico di ogni sistema familista mafioso, sta alla base non tanto dell’obbligo vaccinale – già di per sé, anomalia e torsione dello stato di diritto -, bensì nella congerie di pratici impedimenti ritorsivi che si vogliono frapporre tra le persone e i modi concreti di vivere: puoi non farlo, ma rischi di non lavorare, ritorsione; puoi non farlo, ma rischi di non poter viaggiare, ritorsione; ti è data obiezione di coscienza, ma il volgare dispositivo da strozzinaggio autodenigratorio in azione, tale da instaurare uno scisma definitivo tra un’antropologia accettata, e blindata da un consenso sociale, collante simbolico molto potente, e una risma di società reietta, ghettizzata, è ormai passato in giudicato da coscienze normalizzate.

Un esercizio di degrado coscienziale molto riuscito.
Ciò che fa tremare le vene e i polsi, si trova alla base di questa produzione simbolica, ad opera di un dirigismo politico che agisce proprio con l’operandi mafioso. Come se, alla profferta estorsiva, e al rifiuto dell’esercente di pagare il pizzo, la parte offerente ventilasse mellifluamente che: puoi non pagare l’aiuto per le famiglie dei carcerati, e sei libero di non farlo, ma se non lo fai potrebbero accadere delle cose spiacevoli.
Come se il paradigma omertoso (non vi è un solo politico che abbia segnalato l’enormità di questa eterogenesi dei fini), e quello della ritorsione come metodo di governo, evidentemente ormai allignante nelle pieghe più riposte della politica, avesse svuotato di senso la democrazia rappresentativa, per instaurare un nuovo codice ritorsivo così lampante, da risultare invisibile.
Gioele Valenti




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