Pensiamoci su: una rubrica di Luigi Orsino

Dedicato alla Sig.ra Meloni e al sig. Salvini
Voglio raccontarvi la storia di uno di quei fannulloni che vivono alle spalle dei contribuenti godendosi i benefici del RDC comodamente sdraiato sul divano e senza alcuna intenzione di lavorare. Intendiamoci solo uno dei tanti, basta chiedere e di storie come queste ne sentirete tante, tantissimi, troppe.
Un uomo, un imprenditore che, dopo aver iniziato dal nulla, dopo anni di durissimo lavoro, era riuscito ad affermarsi, creando un’impresa che dava lavoro a molti dipendenti che a loro volta potevano vivere senza dover chiedere, senza dover mendicare assistenza, un uomo che viveva del e per il suo lavoro. Poi, un pessimo giorno, la mafia si accorge di lui, è l’inizio della fine.

Pagare per non perdere tutto, pagare per non vedere i propri cari minacciati e aggrediti, pagare per una parvenza di tranquillità. Ma non c’è tranquillità, non c’è tregua per chi finisce tra le spire di un mostro generato dall’incapacità di uno Stato assente che ti lascia solo perché incapace di controllare il territorio ma che ti chiede di pagare le tasse con tanta insistenza che non si distingue dagli estorsori. Una caduta verso il basso tanto precipitosa che non riesci a renderti conto che è tutto finito, cercare di restare a galla, ricorrere agli usurai perché le banche, che il giorno prima di corteggiavano, ora neanche ti concedono un giorno di respiro. E l’imprenditore ricorre allo Stato, quello stesso Stato che è stato complice di ciò che gli è successo, ben sapendo che la cura sarebbe stata peggiore del male. Per le banche diventi un grosso rischio, potresti finire ammazzato da un momento all’altro, e ti chiedono di restituire quei soldi che ti avevano pregato di accettare perché avevano “Grande fiducia nelle tue capacità imprenditoriali”, lo stesso per i fornitori che ti chiedono il pagamento anticipato della merce, e cosa dire dei clienti che non entrano più nei suoi esercizi nel timore di essere coinvolti nell’inevitabile fine violenta del “Delatore”.

Peccato che nulla si doveva sapere delle denunce presentate dall’imprenditore ma, chissà come, la notizia finisce addirittura sui giornali. E lo Stato? Tante promesse, tante pacche sulle spalle da farti venire la gobba ma aiuti niente, anzi poiché non hai potuto pagare i creditori ti sequestra tutto, portandoti via quel poco che ai malavitosi era sfuggito. All’improvviso il poveraccio si ritrova senza più nulla, niente lavoro, niente casa, senza neanche di che sfamare la famiglia. Sfrattato con la forza dalla sua abitazione, costretto a vivere in macchina con moglie e figli, sempre inseguito dagli sgherri dei criminali che vogliono fargliela pagare. Mai arrendersi, così il pover’uomo si batte per avere giustizia. Purtroppo la giustizia non esiste, anzi esiste solo per chi può acquistarla. La giustizia è una puttana corrotta che si abbatte sui deboli e gratifica i forti. Così l’imprenditore, tra una cosa e l’altra, si ritrova vecchio e povero pezzente. Ma avrà provato a ricominciare? Ha provato di tutto ma ormai era un paria, un individuo da cui stare lontano, un morto che si ostinava a camminare. Così dopo aver fatto la fame, visto la sua famiglia piangere perché neanche un pezzo di pane, da consumare per strada, potevano permettersi, chiede ed ottiene i Reddito di Cittadinanza. Ora finalmente può godersi il ritrovato benessere comodamente spaparanzato sul divano nella lussuosa abitazione che ha potuto acquistare grazie alla generosità dello Stato. E si quell’uomo è proprio un parassita, un fannullone, uno sperperatore del denaro pubblico. Come dare torto a chi vorrebbe togliergli l’immensa fortuna che gli è piovuta addosso? Eppure, forse, e dico forse, quell’uomo darebbe gli ultimi anni che gli restano per riappropriarsi della propria dignità persa, anzi no: CALPESTATA.
Luigi Orsino: Scrittore, storico, blogger.

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