5 LUGLIO 2022, PATRIZIA BOI| https://www.meer.com/it/70144-intervista-a-stefano-becciolini

Se dovessi descrivere quest’epoca userei l’immagine di milioni di antenne che trasmettono ovunque miliardi di informazioni diventando più importanti di ogni pensiero, sentimento, volontà e perfino della libertà. Il bombardamento mediatico è in grado di creare governi, guerre, pandemie, uomini politici, uomini di successo, cantanti, scrittori, artisti di grido, professionisti della menzogna, reietti, criminali, esclusi e perfino eroi e santi, al punto da confondere le idee tra il vero e il falso. Da qualche antenna, esce anche qualche voce fuori dal coro come quella di Stefano Becciolini che ha creato la web radio Becciolini Network & RIE una nuova piattaforma di comunicazione, una Rete di Informazione Europea costituita da una redazione di dodici inviati da Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, Svizzera, Australia, Libano, Palestina, Paesi Baltici, ecc.

Perché hai scelto di fare quelle “interviste scomode” che non fanno nei canali ufficiali?

In altre parole, chi te lo fa fare? Innanzitutto, noi che facciamo informazione libera non siamo complottisti, siamo persone che si pongono domande. Ad esempio, una domanda che mi pongo è: come mai in pochi giorni sono state uccise due giornaliste palestinesi e i mass media occidentali non ne parlano? E hanno dato ampio risalto – giustamente – alla morte del giornalista francese in Ucraina?

Siamo stati gli unici che, il 3 maggio, nella giornata della libertà di stampa, abbiamo fatto un’intervista a Davide Dormino su “Il caso Assange”, per il quale si attende ancora la sentenza: sarà estradato negli Stati Uniti con una condanna di 170 anni di carcere perché ha mostrato le immagini dei massacri dell’esercito americano in Iraq, oppure no? Sta pagando a caro prezzo lo scotto della libera informazione, da dieci anni rinchiuso in una stanza dove non vede nemmeno la luce del sole. Noi tutti dovremmo essere Julian Assange!!! Ma pochi hanno questo coraggio.

Per quale motivo tu, che facevi parte dell’Arma dei Carabinieri, hai lasciato l’impiego e ti sei dedicato all’informazione?

Attenzione, io non ho fatto parte solo dell’Arma dei Carabinieri, ma anche dei Paracadutisti. Ho servito lo Stato quando avevo vent’anni e credevo che la vita fosse semplice: nascevi, facevi la Comunione, la Cresima, ti diplomavi, andavi a lavorare, ti facevi una famiglia, dei figli e lo Stato aiutava te come tu difendevi lo Stato, era un dare-avere.

E poi cosa è successo?

Ti rispondo con una domanda: e poi cosa è successo agli ex sessantottini che sono diventati direttori di banca o di qualche multinazionale?

“Ti sei salvato dal fumo delle barricate? …o sei entrato in banca pure tu?”, cantava Venditti nel lontano 1973.

Brava, ma il signor Venditti il “fumo delle barricate” non l’aveva provato, perché io intendo la Comune del 1871, era quello “il fumo delle barricate”, non erano i fumogeni del 1968-1970, quella è stata una moda, erano i radical chic. Bisogna distinguere tra rivolta e rivoluzione: la rivolta parte dal popolo senza capi e mai diventa rivoluzione, la Jacquerie (la grande rivolta in Francia del 1358), la Rivolta dei Ciompi (il tumulto popolare a Firenze del 1378), e poi la Rivoluzione Francese, che stranamente da rivolta diventa rivoluzione, perché dietro c’è qualcuno.

In qualche modo, cambiando mestiere, hai attuato una tua rivoluzione interiore?

No, io ho preso coscienza. Dopo il servizio militare nei paracadutisti, nel 1984, avevo un lavoro da impiegato, stavo bene economicamente, ero figlio unico, al Nord, avevo la macchina, andavo a cena fuori tutte le sere, ma erano gli Anni di Piombo, gli anni della ‘Uno bianca’ e sono entrato nell’Arma dei Carabinieri perché volevo servire il popolo. Ho lavorato poco tempo in divisa, poi sono entrato nei reparti operativi in borghese.

Facevi dunque l’investigatore? Come adesso, del resto?

Esatto, in un certo senso continuo a farlo: il mio maresciallo mi insegnò a prendere nota giornalmente di quello che avviene, un po’ come faceva Andreotti, ho il mio taccuino… Ho cominciato a investigare dopo Falcone e Borsellino, dopo il terribile anno 1992: 17 febbraio, inizio di Tangentopoli; 20 marzo, omicidio di Salvo Lima a Palermo; 23 marzo Falcone, strage di Capaci; 2 giugno, il Britannia; il 19 luglio, strage di via d’Amelio, Borsellino; e poi il trattato di Maastricht firmato a febbraio ed entrato in vigore nel 1993, che ha creato le premesse per la moneta unica europea: l’euro. Ho cominciato a chiedermi, perché tutti questi eventi? E poi altre domande mi sono posto quando siamo andati a bombardare la Serbia. Perché gli aerei Nato bombardano i civili della Serbia?

Immagino che tu all’inizio ti sia interessato a qualche particolare personaggio.

No, in realtà ho fatto parte del sistema: nel 1997 mi sono congedato e ho aperto la mia prima azienda di informatica. Mi occupavo di vendita e consulenza di prodotti informatici. Anch’io ero stato abbagliato, mi ero convinto che l’informatica e i computer avrebbero salvato il mondo, che sarebbero diventati l’enciclopedia dell’Umanità nei prossimi millenni. Mi sbagliavo, all’inizio il computer era una macchina da scrivere, poi quando è arrivato Internet ho capito le sue grosse potenzialità, ma mi sono anche spaventato perché dipende come vanno usate queste potenzialità. E da lì ho cominciato a dubitare, vendevo Microsoft, facevo parte del sistema, quando me ne sono accorto mi sono orientato sul sistema Linux e sui prodotti open source. Poi è arrivato il sistema Apple: nel 1999 la Apple aveva solo il 2% del mercato globale, praticamente zero, misteriosamente dopo cinque-sei anni la Apple è diventata costruttrice di nuovi cellulari. E mi sono chiesto: chi c’è dietro la Apple?

E a livello politico?

Prima c’è stato il 2001, le Torri Gemelle, il giorno prima hanno fatto, lunedì 10 settembre, un servizio sui kamikaze, strano no? Poi hanno fatto girare immagini di repertorio di Palestinesi che bruciavano la bandiera americana. Erano immagini di cinque anni prima, che io avevo già visto e non capivo perché le utilizzassero a proposito dell’11 settembre… e mi chiedevo come mai i grattacieli collassavano così improvvisamente, un aereo che impatta, nemmeno tanto grande, come può far crollare un grattacielo? E poi i fatti della Cecenia, infine, la guerra in Afghanistan e continuavo a chiedermi perché? Davvero non c’era una giustificazione.

Tra le interviste che hai fatto, c’è stato qualche personaggio che ha cambiato la tua visione?

Direi Marco Rizzo, per me è un personaggio fantastico, tanto che l’ho votato alle Europee. Ricordo che nel 2015 lo intervistai – premetto che non sono mai stato di sinistra, ho avuto una collocazione un po’ più a destra, i miei nonni erano comunisti, mio padre un socialista, ma io ero un po’ per l’ordine, pensavo che la destra fosse l’ordine e il caos la sinistra, come ci avevano insegnato – e lui mi disse: “Lo sai che tu sei comunista e non lo sai? Sei più comunista di quello che pensi!”. E mi convinsi che era vero. Infatti, se qualcuno oggi mi chiedesse se sono filo-Zelensky, sono proprio d’accordo con Marco Rizzo, sono uno dei più accaniti nemici del Battaglione Azov.

Come tutti noi…

No, non come tutti noi, molti si comprano le magliette e le tazze del Battaglione Azov, bisogna ricordare loro che la “Z”, quella rovesciata, è un segno distintivo di due brigate naziste della Seconda guerra mondiale. Io ho totale repulsione per un Governo, per tutti i suoi 945 rappresentanti, che mandano armi ad un Paese che per anni ha finanziato questi gruppi nazisti.

Hai collaborato con Giulietto Chiesa, cosa pensi di lui?

Già nel 2015 mi sentivo con Giulietto, non so come facesse a parlare con tutti, era davvero una persona eccezionale. Mi aveva trascinato in un progetto assieme ad altri (c’erano Pino Cabras, Claudio Messora, Franco Fracassi, Glauco Benigni ed altri noti giornalisti), una sorta di sindacato degli attivisti sul web. Lo conobbi ufficialmente il 16 dicembre del 1916 a Roma nel suo ufficio, stavamo nominando i rappresentanti del consiglio direttivo e Giulietto mi nominò tesoriere, perché da buon piemontese come lui, riteneva io fossi preciso – ti ringrazio per la fiducia Giulietto! – Lui non era un santo, aveva i suoi lati positivi e i suoi lati negativi, lui dava ordini perché era un conductor, ma era davvero un personaggio affascinante, di un’intelligenza vivace, una persona che parlava con te, ti ascoltava, amava i giovani, voleva aver ragione lui, ma era davvero straordinario.

Cosa ha rappresentato per la comunicazione italiana la figura di Chiesa?

Giulietto era una voce diversa da quelle del mainstream. Secondo me ha fatto l’errore di creare la Lista del Popolo a due teste, non perché Antonio Ingroia non andasse bene, ma perché Giulietto era un battitore libero. Se fosse ancora vivo, oggi sarebbe riuscito veramente a canalizzare la protesta e tutti i movimenti in un’unica voce. Non c’è nessun capo popolo in grado di fare quello di cui era capace Giulietto, indipendentemente dal fatto che uno fosse anche di destra, lui ti affascinava.

La tua radio web due anni fa si è trasformata in Rete di Informazione Europea, come è avvenuta questa trasformazione?

Siccome avevo lanciato una campagna per illustrare la situazione durante la pandemia in Europa, dove c’era maggiore libertà, mentre in Italia eravamo tutti soggiogati e mascherati, continuavo a ricevere video, finché sono stato contattato dalla Germania, mi mandavano video di persone che camminavano senza mascherina e io li pubblicavo e questo mi costò anche la censura. Ora queste persone collaborano con me in maniera più strutturata.

Nelle tue trasmissioni gli ascoltatori possono intervenire ponendo delle domande, cosa ha portato questa novità?

Un aumento degli ascolti, un grande interesse. Io ho iniziato, pensavo che lo avrebbero fatto anche gli altri, invece non è stato così, evidentemente avevano paura delle domande. Nelle nostre dirette video gli ascoltatori fanno direttamente le domande all’interlocutore, diventano protagonisti e questo piace molto al pubblico.

La sigla del tuo programma di interviste, L’Anticonformista di Antonio Clemente, fa comprendere bene la tua vision, è stata scritta per la radio della resistenza?

No, me l’ha dedicata Matteo Brandi, mi mandò questo brano che ho trasmesso per tre mesi, poi lo sapevamo tutti a memoria. È davvero stupendo.

Interessante il punto di vista di Ruggiero Capone sulle acciaierie di Mariupol. Cosa pensi di questo personaggio?

Ruggiero dice le cose di pancia, lui non si nasconde dietro le parole, non ha paura di dire, lui dice e basta. È un grande giornalista d’inchiesta, che conosce molti segreti degli anni Settanta, è quasi un mio coscritto, è un personaggio che ha molto da dire.

I sotterranei delle acciaierie, trenta piani di cunicoli, chilometri e chilometri, possono essere la rappresentazione del potere profondo che si è infiltrato in tutto il mondo?

Ci sono due visioni: innanzitutto, in Ucraina, in tutti i Paesi dell’Est, venivano costruiti sotto queste fabbriche dei cunicoli antiatomici; quindi, non si tratta di cunicoli segreti; in secondo luogo, c’è una cosa che mi ha fatto riflettere: noi bolliamo come deep state il Governo americano, siamo convinti che ci sia un governo buono e uno cattivo, in realtà mi sto domandando se questo deep state esista realmente o non sia piuttosto un’altra faccia del Governo americano. È vero che Donald Trump non ha fatto praticamente guerre, ma sono convinto che il Governo – non il popolo – americano tenda ad annichilire tutte le altre forme di società. Nelle scuole militari americane sicuramente insegnano l’arte della guerra di Giulio Cesare, loro adottano le stesse tipologie di invasione dei romani nelle province, però a differenza dei romani che portavano non solo la guerra, ma anche la pace e poi lasciavano che la popolazione del luogo potesse adorare i propri dèi e conservare le proprie usanze, gli americani hanno una cultura fatta di hamburger e patatine fritte, una visione distorta che nasce dalla guerra di Crimea in poi e che ha radici nella cultura anglosassone.

Gli inglesi hanno mosso guerre, conquistato colonie attraverso la Compagnia delle Indie, finanziata non dalla Regina ma da privati come i Rothschild. Per me la metà dell’Ottocento è il periodo di nascita del neoliberismo, il male che ci sta attanagliando adesso.

In un convegno del 2015 Giulietto Chiesa affermava: “Quello che sta accadendo sotto i nostri occhi è l’inizio della Terza guerra mondiale”. Come faceva a saperlo?

Perché c’era già il Donbass, Piazza Maidan, la strage di Odessa, lui ha documentato – insieme a Giorgio Bianchi e Franco Fracassi – tutto ciò che è accaduto in quel periodo. Sapeva già che dietro l’Ucraina, da dieci anni, c’era la Nato, la quale, a discapito di tutti i vari trattati, voleva andare verso Est e più la Nato si spingeva ad Est, prima o poi la Russia avrebbe detto basta, non poteva andare avanti così.

Cosa pensi che accadrà della nostra relazione diplomatica con la Russia, i russi, la cultura russa e il popolo dei russi?

Credo che il sessanta per cento degli italiani non sia favorevole a Putin, ma sia contro la guerra e molti capiscono che quello di Putin è un atto dovuto.

Pensi che la prossima fase del controllo della popolazione possa essere l’invasione extraterrestre?

Loro stanno utilizzando la cinematografia di Hollywood, pandemie, catastrofi, guerre, invasioni aliene. Supponiamo che in autunno la guerra in Russia non sfoci in niente, la pandemia non duri, quale sarebbe il miglior modo per coalizzare tutti i popoli contro un nemico comune? Un’invasione aliena, per l’appunto!

Proseguirai il tuo lavoro con coraggio e onestà intellettuale?

Certo, assolutamente sì. Io credo che noi verremmo giudicati da Dio anche per quello che non abbiamo fatto.

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